
RICERCA SUL LAVORO
SOMMERSO
Il lavoro di ricerca sul campo commissionato alla Fondazione
Censis, ha avuto lo scopo primario di appurare ed evidenziare, ove possibile,
la ‘non convenienza’ dello stato di illegalità delle
aziende sommerse, con il fine ultimo di individuare per le stesse possibili
percorsi di emersione. I risultati prodotti sono stati molteplici con
dati estremamente significativi, espressione di una realtà territoriale
estremamente complessa e dove il peso dell’economia sommersa ‘costituisce
più che un anomalia, un elemento strutturale del sistema’.
Esiste in pratica un’illegalità diffusa in tutti i settori
economici con diverse forme di ‘sommerso’ che acquisiscono
forme tipiche in relazione della tipologia di attività svolta
(agricoltura, attività manifatturiere e di servizi).
Oltre alla situazione di ‘sommerso totale’
caratterizzata da un’attività produttiva non iscritta alla
Camera di Commercio e né in possesso di una posizione IVA nonostante
l’impiego anche di 10/15 addetti, si individuano nell’area
territoriale molteplici situazioni di semi irregolarità che riguardano
le imprese visibili e regolarmente registrate.
Il caso del tessile ed abbigliamento è diventato
emblematico, in soli 10 anni il comparto nei quattro Comuni è
cresciuto del 400%, passando dalle sette unità del 1991 alle
38 registrate e attive del 2000. Quasi tutte realizzano una produzione
esclusivamente a ‘façon’ per conto di altre imprese.
Il comparto, stando ai dati ufficiali, occupa solo 12 addetti su 38
unità produttive; ben 31 aziende sono costituite da ditte individuali.
Il settore tessile ed abbigliamento, stando anche alle
interviste effettuate nel corso dell’anno 2001 dal Censis sul
territorio, si presenta, però, molto più dinamico grazie
all’esistenza di circa 40 laboratori di abbigliamento/sartoria
non registrati, alcune di queste anche con molti dipendenti, soprattutto
donne.
SETTORE TESSILE: i dati ufficiali
Distribuzione delle unità locali nei comuni di
Casapesenna, Casal di Principe, S. Cipriano,Villa Literno, nel settore
tessile, abbigliamento e calzaturiero, per classe di addetti, 2000

SETTORE TESSILE: la realtà
Per avere un’idea sulla dimensione del problema
basta pensare che nel corso di controlli effettuati nel corso del 2000
dal Servizio ispezione del Ministero del lavoro di Caserta in 5 aziende
della zona, regolarmente registrate, su 96 lavoratori controllati, ben
52 non risultavano registrati e con la presenza di sei minori, di cui
2 quattordicenni per i quali vige il divieto assoluto di impiego.
Stando alle stime fornite dal Censis, complessivamente
il numero dei lavoratori sommersi coinvolti nelle attività legate
al tessile abbigliamento nei quattro comuni potrebbe raggiungere le
600 unità, abbastanza equamente ripartite tra imprese emerse
e sommerse.
Alla luce delle caratteristiche socio economiche e produttive
del territorio la proposta operativa della Fondazione Censis è
quella di attivare un ‘Centro di sviluppo e sostegno per le imprese
e per il lavoratore’. In pratica il Centro dovrà assumere
la duplice funzione di assistenza:
1. alle imprese locali, al fine di individuare
nuovi mercati di sbocco, eliminare l’imprinting del contoterzismo
a basso prezzo, creare marchi collettivi di qualità nel settore
agroalimentare ecc...;
2. ai lavoratori ed anche ai giovani in cerca di prima
occupazione, al fine di cercare di concentrare all’interno della
struttura le funzioni di orientamento, formazione e consulenza.
